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AUDIOFILO, ODIO-AMORE

AUDIOFILO, ODIO-AMORE

Mi confronto quotidianamente con audiofili delusi, scoraggiati dal cavo oppure dal tubo che suona male (alcuni pensano che il cavo suoni in assenza della connessione, oppure il tubo suoni nell’aria, non inquadrano microfoni ed altoparlanti quali trasduttori. Cosa sarà mai un transiente?). Il cavo suona chiuso, la valvola risulta aspra, boh.

Il suono del sistema è per l’appunto il suono del sistema, nella sua interezza. Il suono della catena è dato dal suono di ogni singolo anello che compone la stessa. La questione è filosofica quanto scientifica.

Ritengo poco utile addentrarsi in questioni puramente ingegneristiche, porterebbero a poco o nulla. Aprire e studiare un manuale di fisica applicata, di elettroacustica, aprirebbe uno scenario accademico poco utile alla nostra causa. Purtroppo nell’esperienza live TUTTO cambia. Tutte le certezze dell’audiofilo medio si sgretolano lungo la strada che porta dal San Carlo, dal Carlo Felice, dalla Royal Albert hall, dalla Philarmonie di Berlino, presso le proprie abitazioni e dunque il proprio impianto hi-fi. Solo grazie a queste esperienze, si comprende il limite di ogni sistema di riproduzione. Dunque, meglio imparare a concentrarsi sulla musica e sulle emozioni.

La questione musica, arte, emozioni è di carattere culturale non solo emotivo-psicologico.

L’emozione, ritengo sia la migliore forma di autoanalisi, la strada giusta per cercare e trovare la pace interiore, mi riferisco alle emozioni positive. Trattasi di un cammino, simile a quello per Santiago. Poco importa se questo cammino sia statico cioè interiore oppure dinamico, fisico. Aiutare il cammino interiore con una disciplina fisica però, accelera il processo e migliora la qualità del risultato.

Ammirare dipinti quali, la calunnia di Botticelli, sant’Agostino nello studio, la strage degli innocenti di Daniele da Volterra, le bianche scogliere di Rϋgen di Friedrich vuole dire cibare l’anima, il cuore, il corpo, la mente. Per fare ciò basta recarsi presso il museo che espone questa o quell’opera. Non pretendiamo di possedere in casa l’opera stessa, non per questo, non godiamo della sua magia del suo splendore. Altri, più ambiziosi, acquistano una riproduzione insieme all’assoluta consapevolezza che di riproduzione trattasi, non per questo saranno meno felici dei pochissimi che potranno possedere un’opera d’arte originale, autentica.

L’audiofilo, sovente, non apprezza la fortuna di poter riprodurre –in maniera dignitosa- nel salone di casa la tromba di Miles oppure il violoncello di Maisky, il pianoforte di Goodmann oppure la Filarmonica di Berlino.  Perché dunque, soffermarsi solo sulla qualità della riproduzione?

Non possiamo ridurre a questo “SOLO” l’audiophilia. Non a caso, ho scritto solo in maiuscolo e dopo questo, e non a caso ho scritto audiofilia con ph. Vorrei spingere tutti ad una riflessione che lascio non esplicitata.

Il silenzio è suono, l’astenersi dal fornire sempre un giudizio è suono.

Con questo non voglio e non posso ridurre la riproduzione a mera riproduzione come definita dalla sua etimologia, vorrei provocare una reazione sana, emotiva, di cuore e mente e solo poi di apparato uditivo.

Chi considera la riproduzione del suono una faccenda quasi sacra, che conosce la musica ma anche l’arte visiva, gli attacchi ma anche le pause, il fortissimo ma anche il pianissimo, il silenzio ma anche il rumore, che per comprendere il concetto di suono, ha “assaporato” le profondità del pozzo di San Patrizio e la spazialità propria del suono dei sassi di Matera, le profondità del mare, ed il deserto del Sahara, ha grande rispetto per la qualità della riproduzione sonora.  Studia incessantemente il sistema utilizzato per questa, ma parallelamente si interroga sul fine ultimo, la MUSICA.

Gli audiofili non si soffermano sull’ etimologia della parola “ri-produzione” (s.f. di riprodurre) dal dizionario Treccani si legge: “esecuzione della copia più o meno esatta di un disegno, una statua etc. etc.” trattasi appunto di copia. Solo un folle oppure colui che ignora l’esecuzione live, può pensare di ottenere nel proprio salotto la fedele ed identica esecuzione di un brano, una sinfonia, una cantata così come riprodotta dal vivo.

L’audiofilo evoluto si differenzia da quello invasato esclusivamente nella consapevolezza lucida di inseguire un’utopia. L’utopia della riproduzione live, vissuta con consapevole accettazione e determinato senso del gioco. Diffidate degli audiofili che si prendono troppo sul serio.

Quelli che parlano di sé usando il plurale maiestatis oppure, associano la prima persona (loro) alla verità fatta essere umano. Abbiamo ascoltato, il mio sistema, le mie orecchie sono uno strumento perfetto, sono un metronomo; cosa non ho sentito. L’apoteosi, si raggiunge però con: “il mio sistema suona meglio della Scala di Milano”.

In questi casi occorre ordinare immediatamente un TSO. Questo non perché la Scala suoni meglio di qualunque luogo al mondo, ma perché viene MENO l’elemento del suono live che resterà sempre e comunque principe.

Nella metafora della vita tutto si può riprodurre, ma l’originale è l’essenza.



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