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MUSICA LIQUIDA

MUSICA LIQUIDA

Catalogare la musica in “generi” è sempre stata un’esigenza di tipo archivistico. Nelle biblioteche, i libri vengono selezionati in aree diverse per consentire una più facile consultazione; altrettanto facciamo con la musica per agevolare la ricerca. Se parlate con un musicista che suona e produce musica per mestiere vi dirà, che la rigida catalogazione in generi è un’esigenza sentita solo dal fruitore. Loro, i musicisti, non parlano neanche di contaminazione (come spesso fanno gli esperti) bensì di musica e basta. Buona musica e cattiva musica, stop. Un esempio per tutti, Mass: (dove mass sta per messa) “a Theatre Piece for Singers, Players and Dancers” composta da Leonard Bernstein nel 1971. Secondo i più, l’opera andrebbe catalogata tra la musica classica d’avanguardia, ascoltandola, sento l’essenza del jazz, la musica ebraica, il gospel, musica sacra e tanto altro. La musica è: “la musica che gira intorno” il giusto diktat secondo re Fossati.

Un tempo, i mezzi per fruire la musica erano la bobina, il disco in vinile, la musicassetta, il compact disc, la cassetta DAT, il mini disc etc.

La musica, ha assunto la forma detta liquida. L’ascolto avviene soprattutto in “mobile”, in un tempo (vicinissimo) la musica si ascoltava solo con l’ausilio di un apparecchio deputato all’ascolto. Il walkman ha rappresentato il primo strumento “mobile” ma, pur sempre esclusivo. La liquidità ha reso la musica non SOLO trasportabile ma “omnifruibile”.

Saremmo portati a pensare che questa democraticità del mezzo abbia accresciuto la cultura musicale ed aiutato il mercato discografico, così non è.

Sarebbe troppo lungo spiegare il motivo della inesattezza di tutto ciò, mi limito a dire che la fruizione della musica è attualmente, di tipo bulimico.

Si ascolta un brano senza approfondire la provenienza dell’artista, il suo percorso, la sua storia, le influenze, i commenti, le critiche. L’ascolto viene spesso interrotto dopo pochi minuti per passare ad un brano successivo senza approfondire, senza interrogarsi sulla storia che dietro il brano ha reso possibile la nascita dello stesso. Il mezzo (spotify-deezer-soundcloud) è valido, come spesso accade, mancano le istruzioni d’uso.

Una cosa è certa, l’importanza di un maestro è indispensabile per avviare, stimolare, trasmettere le basi di un sapere che tocca a noi amplificare. La qualità della riproduzione è altra cosa ma sempre collegata a quanto detto.

Ascoltare un file in risoluzione mp3 è basico, ascoltare in risoluzione DSD è tutt’altra storia. Gli apparecchi cambiano. Un file mp3 può essere ascoltato tranquillamente via smartphone o laptop, per godere di una risoluzione maggiore consiglierei sicuramente una coppia di diffusori adeguata, un dac serio, una cuffia adatta (per coloro che scelgono l’ascolto in cuffia) un amplificatore di buon livello, tutto implementabile con giradischi ed altri apparecchi “d’epoca”. L’ascolto della liquida è solo un fatto di approccio psicologico. Il mezzo è SOLO il mezzo, la qualità del trasporto varia -in questo caso come per la classica catena hi-fi- in relazione alle forze messe in campo ed alla COMPETENZA di chi progetta la catena deputata alla riproduzione dell’evento musicale.

Non possiamo e non dobbiamo demonizzare la liquida, perché il tempo ci darebbe torto. Basta conoscere i prodotti, le metodologie, le opportunità che la tecnologia ci offre per GODERE della musica, come di ogni forma d’arte.

Non accettare la liquida, sarebbe comportarsi come quei critici musicali che ritengono la musica rock morta alla fine degli anni settanta. E’ banale ed ovvio DOVER constatare che negli anni successivi agli ottanta, siano stati prodotti dischi di qualità assoluta in ogni genere musicale. Basta solo saper cercare, analizzare, avere il desiderio di alimentare la passione che per restare in vita richiede, sacrificio costante.

Così l’hi-end, si manifesta attraverso gli apparecchi classici ma oggi, attraverso nuovi prodotti.

Basti pensare alle cuffie, un tempo accessorio oggi, regine dell’ascolto. Il giradischi sta vivendo una seconda giovinezza.

Facciamo chiarezza:    

prima di ogni cosa, dobbiamo ricordare agli audiofili “ortodossi” che storcono il naso quando si parla di liquida che, l’amato cd (anche dal sottoscritto) può contenere 600 MB di dati e registrare musica per 74 minuti, campionando a 16 bit/44.1 Khz. Poca roba, rispetto ad una incisione MASTER che contiene più informazioni. Non mi dilungo ad immaginare una risposta per chi teorizza circa il DVD audio e simili.  Dobbiamo anche ricordare (fa sempre bene!!) che il lettore ottico, è afflitto da errori di lettura, e dal temibile jitter.

La liquida non è altro che musica in formato digitale “smaterializzata” privata del suo supporto rigido. Il file musicale potrà essere compresso o non compresso (dicesi lossy oppure lossless). Nel primo caso la macchina deputata a fare questa operazione utilizza algoritmi capaci di ridurre la dimensione del file originale (wav-non conviene scaricare in formato nativo perché assorbe molto spazio in termini di archiviazione e troppa banda di rete in termini di riproduzione). Saranno lossy i file MP3 e VOB orbis. Lossless i FLAC.

A questo punto, la risoluzione potrà essere standard oppure hd. Esistono in commercio, apparecchi in grado di gestire oltre i file PCM (sono molti, ne abbiamo citato solo due) la codifica DSD oppure la tanto“discussa” MQA.

Circa la MQA per ora, non impiegherei tempo a parlarne perché prevedo cambiamenti a breve (vedi 4k-8k per il video, da anni teorizzo sulla scarsa utilità del 4 rispetto all’8 k, trattasi di opportunità di vendita non di esigenze scientifiche). In un prossimo futuro parleremo di video.

Sono in alta risoluzione i file WAV e FLAC 24 Bit/96Khz-24/192-32/384e DXD 24/352.

Se scarico il file questi “fisicamente” sarà immagazzinato in una macchina fisica (music server) (non entriamo in dati che attengono l’informatica, non è il nostro campo in senso stretto) e potremo gestirlo a nostro uso e consumo.

Posso ascoltare in streaming cioè, il file viene letto dalla nostra macchina in porzioni di file e finito l’ascolto questi, cessa di essere sul nostro dispositivo (music streamer).

Nel primo caso, potremo ascoltare la musica presente sul nostro dispositivo anche in assenza di connessione (ultimato il dawnload) nel secondo caso, la connessione è indispensabile.

Dunque, prendiamo dalla tecnologia tutti i vantaggi che ci offre, immagazzinare e poter ascoltare musica senza limiti di spazio, conoscenza, flessibilità.

La cosa più interessante e stimolante resta la possibilità di sposare il nuovo con la classica catena hi-fi.

 

Come sempre, good listening.



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